Piantare tutta la foresta

Non perdetevi il libro ‘Il corpo elettrico’, il quarto capitolo è proprio dedicato all’educazione di genere.

Jennifer, raccontaci di te

Sono Jennifer Guerra, ho 24 anni e sono una giornalista. Mi occupo principalmente di tematiche di genere per The Vision, una rivista di approfondimento per la quale curo anche il podcast a tema femminista AntiCorpi. Sono originaria della provincia di Brescia, ma da un anno e mezzo vivo a Milano, dove ho anche studiato prima Lettere e poi Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda.

Cosa è il femminismo?

È molto difficile dare una definizione di femminismo. Istintivamente direi che è un movimento e una filosofia politica che promuove il ruolo della donna nella società e combatte contro gli stereotipi e i ruoli di genere imposti dalla cultura patriarcale. Molti pensano sia il contrario di “maschilismo”, ma non è vero: il femminismo nasce per chiedere la parità politica e sociale con l’uomo e ha alle spalle una lunga tradizione filosofica, mentre il maschilismo è un atteggiamento di accordo con la cultura dominante che, purtroppo, è ancora dominata dagli uomini. 

Perché riguarda sia i maschi che le femmine?

Uno dei capisaldi del femminismo è che il “nemico” non siano i maschi, ma un sistema economico e sociale che si chiama patriarcato. Il patriarcato ragiona per compartimenti stagni e ha una logica binaria: le donne devono fare certe cose da femmine e gli uomini certe cose da maschi, e guai a chi invece fa quello che vuole! Il patriarcato, ad esempio, pensa che le donne (e le ragazze e le bambine) debbano essere tutte remissive e obbedienti, mentre gli uomini forti e virili. Questi ruoli sono mortificanti e oppressivi per entrambi i generi.

Quali sono le conseguenze dei miti machisti e della misoginia?

Le vediamo tutti i giorni: purtroppo ancora oggi la nostra società relega le donne a un ruolo subalterno. Oltre al grave problema della violenza di genere, ancora pochissime ricoprono ruoli di prestigio nella politica e nell’economia e, se lo fanno, vengono sempre giudicate per il loro aspetto o per non essere abbastanza femminili. Anche se a livello legislativo le istituzioni si impegnano sempre più verso la parità di genere, credo ci sia un grosso problema culturale da risolvere. La maggior parte delle persone non riesce ancora ad accettare il ruolo attivo delle donne nella società.

Qual è la situazione attuale nei media/giochi per l’infanzia?

Nel 1973 Elena Gianini Belotti scrisse un libro molto importante che si intitola Dalla parte delle bambine, che dimostra come, sin dalla primissima infanzia, i bambini siano educati secondo gli stereotipi di genere. La situazione è molto cambiata da allora ma, ancora oggi, entrando in un negozio di giocattoli vediamo ancora la ripartizione tra “giochi da maschio” e “giochi da femmina”. Se ci fate caso, quelli da maschio promuovono la competizione e l’ingegno, mentre quelli da femmina la bellezza e la cura. È molto raro vedere, nelle pubblicità o sulle confezioni, un bambino che gioca con una bambola o una bambina con le macchinine. I giocattoli riflettono i ruoli che, una volta adulti, si suppone i bambini avranno nella società. Ma è importante far capire loro che tutti, a prescindere dal loro genere, possono giocare con quello che vogliono e diventare quello che vogliono, purché si divertano. 

Quali sono le insidie che si nascondono dentro la lingua italiana?

Dal punto di vista grammaticale, contrariamente a quanto pensano in molti, l’italiano non pone alcun ostacolo all’uso dei femminili, tanto che molti sono presenti nei dizionari dagli anni Novanta e si trovano in uso anche nell’Ottocento. Quello che deve cambiare è la mentalità delle persone: se nessuno ha problemi a dire “maestra”, non vedo perché “ministra” debba essere cacofonico o sbagliato (anche perché non lo è). Spesso i femminili più ostici e contrastati, se ci fate caso, sono quelli legati alle posizioni di prestigio, semplicemente perché siamo abituati a donne che fanno le maestre ma non a quelle che fanno le ministre. Sono comunque fiduciosa: i cambiamenti nell’uso non si impongono dall’alto, ma più persone usano i femminili più diventano normali. Su questo tema consiglio un libro molto interessante e di facile lettura, Femminili singolari, della sociolinguista Vera Gheno, edito da Effequ.

Come possiamo crescere delle bambine e dei bambini liberi dagli stereotipi?

Stendhal diceva che bisogna “piantare tutta la foresta”. Spesso ci si scaglia contro giocattoli (soprattutto per bambine) considerati degradanti, come assi da stiro o cucine in miniatura. Il problema non sta nel giocattolo in sé, ma nell’idea che ci sia una connotazione di genere. Credo che il modo migliore per crescere dei bambine e bambini liberi dagli stereotipi sia lasciarli liberi nelle loro scelte: se un bambino vuole giocare con le bambole, non c’è niente di male, così in una bambina che vuole giocare con le macchinine. I genitori dovrebbero preoccuparsi meno di quello che possono pensare gli adulti, e pensare in primis al benessere dei propri figli.

Da @_jenniferguerra_

Dove possiamo trovarti online?

Attualmente scrivo per The Vision, per cui trovate lì tutti i miei articoli. Ho anche un podcast, AntiCorpi, che si può ascoltare su Spotify, Google Podcasts e Apple Podcasts. Per altre cose, si può consultare il mio sito, www.jenniferguerra.it

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